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Il disc jockey (scritto

Dopo la fine della seconda guerra mondiale vennero introdotte macchine amplificate elettricamente che sostituivano con il tempo dispositivi acustici quali i grammofoni, i quali amplificavano la lettura di un solco in vinile semplicemente con l'ausilio di una campana tromboidale posta direttamente sulla puntina stessa. Questa trasformazione condusse ad uno sviluppo della diffusione sonora, e grazie agli amplificatori, il suono poteva distribuirsi attraverso casse acustiche a funzione elettro-magnetica in grado di aumentare la potenza di distribuzione e potevano coprire, acusticamente parlando, ambienti più ampi. Le feste che ricorrevano sempre più numerose, grazie a questa tecnologia, senza necessariamente una band, soprattutto negli Stati Uniti, avevano la funzione di socializzazione tra individui. Tuttavia divenne indispensabile la presenza di una persona atta alla selezione musicale, in quanto la durata dei dischi era comunque limitata, e se si voleva mantenere una sequenza temporale riducendo le interruzioni, era quindi importante la presenza di qualcuno che sostituisse i supporti, cioè il disc jockey. Secondo altri, la nascita del DJ coincide con i primi esperimenti radiofonici, nel momento in cui i pionieri delle trasmissioni via radio collegavano giradischi a trasmettitori. Naturalmente era necessaria una persona addetta a selezionare tali dischi, cioè il DJ, con l'uscita allo scoperto della discoteca e l'esportazione in America negli anni sessanta, dove verrà coniato appunto il termine di DJ (disc jockey, letteralmente "fantino dei dischi"). Il primo mixaggio avvenne in una chiesa sconsacrata di New York, frequentata da omosessuali, dove il DJ italo americano Francis Grasso, modificò dei piatti Thorens a trazione a cinghia, inserendoci il controllo della velocità. I primi due dischi mixati furono un pezzo di Manu Dibango e uno dei Led Zeppelin.[senza fonte]

Negli anni settanta, giunse La febbre del sabato sera e la disco music. Insieme alla discoteca, il DJ acquisì sempre più prestigio.

Successivamente arrivarono i tempi del Loft. Nacquero le prime star, tra le quali spicca Dave Mancuso[3], ispiratore di un'intera generazione di frequentatori del suo Loft, lanciando grandi DJ come Larry Levan, Kenny Carpenter, Frankie Knuckles, Nicky Siano, François Kevorkian.

Alla fine degli anni '70, nacque nei ghetti neri del Bronx e di Harlem un'altra interpretazione dell'arte del DJing: il Turntablism, ora una delle discipline della cultura hip-hop, di cui il capostipite è Kool Herc, seguito da Grandmaster Flash che perfezionò le tecniche di mixaggio con due piatti proposte da Kool Herc. Questa complessa arte si svilupperà fino a far diventare il giradischi uno strumento musicale, in grado di produrre dei suoni con il movimento manuale ripetuto del disco sul platter, il cosiddetto "graffio" della puntina o scratch. Con movimenti sul cross-fader con una mano, e sul disco con l'altra mano i DJ che praticano turntabilism riescono in questo modo a creare note, nuovi ritmi e suoni.

Furono gli americani gli inventori del movimento house music che avviò un filone di musica elettronica, prodotta dal DJ stesso.

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